Accompagnati da Duccio Canestrini, docente di Antropologia del turismo, siamo partiti in pullman alla scoperta dell’altopiano di Lavarone.
Esso gode di un ambiente naturale eccezionale: il lago, innumerevoli e fitti boschi, distese di prati, e non mancano certo peculiarità eccezionali come l’Avèz del Prinzipe, l’abete bianco più imponente di tutto il continente europeo. Proprio per queste sue straordinarie caratteristiche, già nei primi anni del ‘900, l’illustre Sigmund Freud pensò bene di scegliere Lavarone come meta per le sue vacanze. Un posto così tranquillo e immerso nel verde gli diede infatti ampio spazio per la riflessione, tanto che proprio durante un suo soggiorno in questo altopiano, presso l’hotel Du Lac, scrisse un saggio che evidenzia la relazione tra psicoanalisi e letteratura: “Il delirio e i sogni nella Gradiva di Wilhelm Jensen” (1906).
Tutt’ora il ricordo di Freud rimane vivo, presso l’hotel Du Lac rappresentato da una targa in ricordo della sua visita, ed in tutto il territorio grazie al Centro Studi Gradiva, che organizza annualmente convegni riguardanti la psicoanalisi applicata alla cultura.
Questa vocazione mistica come luogo per la riflessione viene però oggi condivisa con una vocazione escursionistica. Il territorio infatti si presta bene per passeggiate, trekking, gite in mountain bike e ciaspolate.
Eppure, nonostante le risorse e le iniziative culturali, che ben si prestano ad attività turistiche che potrebbero contribuire a risollevare l’economia locale ed evitare lo spopolamento di Lavarone, il turismo non sembra decollare.
Abbiamo avuto occasione di sentire più punti di vista: la proprietaria dell’hotel Du Lac, Alessandra Tezzele, e la direttrice dell’hotel Astoria, Stella Degasperi che ci hanno illustrato in maniera differente la loro visione sul potenziale futuro turistico di Lavarone. Poi abbiamo ascoltato Giampaolo Osele, architetto di Lavarone e per anni maestro di sci, che ci ha raccontato come spesso il territorio sia oggetto di speculazioni ai danni dell’ambiente e del turismo e come si continui ad investire in impianti di risalita proprio nell’era del riscaldamento globale ed in un territorio che fisicamente non si presta allo sci da discesa. Infine Enzo Stefan, direttore del Centro Studi Gradiva e promotore di vari eventi culturali, che ci ha parlato dei problemi finanziari che si trovano ad affrontare coloro che organizzano eventi culturali in loco.
Ciò che mi ha stupito sentendo parlare i nostri interlocutori è che al contrario di molte altre realtà trentine, per loro l’APT non è sentita come un punto di riferimento essenziale per lo sviluppo turistico. Ognuno quindi pensa alle proprie iniziative in modo piuttosto individuale. Non esiste un ente che unifica gli stakeholder del turismo proponendo delle linee comuni da seguire per rafforzare l’immagine del territorio sul mercato. Personalmente credo che l’unione faccia la forza, e che per aumentare il turismo nell’altopiano sia necessario far conoscere il territorio e le sue potenzialità al mercato e per poter affrontare un’iniziativa del genere non ci sia altra soluzione che “fare rete”. Ma si riuscirà a mettere d’accordo le varie frazioni che compongono Lavarone e trovare delle linee comuni alle quali aderiscano la maggior parte degli stakeholder? Si riuscirà a far emergere questo piccolo angolo di paradiso sul mercato? “Chi vivrà vedrà”, ciò che è sicuro è che il futuro rappresenta una grande sfida per Lavarone.
Paola Bertamini
venerdì 13 febbraio 2009
DESTINAZIONE LAVARONE
ora 16.18.00 autore alessandro bazzanella
Etichette:
destination management,
destination marketing
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