giovedì 19 marzo 2009

GIA’ FATTO, GIA’ VISTO…

Un’altra mattinata con il nostro terapeuta di fiducia se ne va…Il Dott. Miorandi non ci da risposte, non è un oracolo, non ci consiglia ciò che è bene e ciò che è male; cerca solo di metterci pulci all’orecchio, ci fa pensare che quando si parla di turismo si tirano in ballo questioni delicate. Dai meccanismi dell’immaginario con i suoi filtri percettivi, alla rapidità esagerata che spesso assume l’esperienza di viaggio, dalle relazioni fra ruoli che si creano all’interno delle organizzazioni turistiche, alla convivenza tra culture e a tutto ciò che ne deriva: questo è il turismo…non solo divertimento e drinks di benvenuto! L’organizzazione turistica è composta dall’insieme dei clienti e delle persone che lavorano per fare in modo che le aspettative di questi vengano soddisfatte. Il turismo è teatro: segue dei copioni, degli script, una rigorosa scansione di fasi e transazioni. Dal cameriere, infatti, ci si aspetta che porti sorridendo e riverendo un drink sull’amaca in riva al mare; dal cuoco di un ristorante tipico ci si aspetta che risvegli sapori genuini di antiche ricette popolari; dall’animatore che faccia divertire fino a far scordare la noia mortale del tran tran quotidiano e così via. Una vacanza si riduce ad essere programmata dalla partenza al ritorno, in ogni minimo dettaglio, dal primo fino all’ultimo minuto. Così facendo non si lascia spazio al caso, alla contingenza degli eventi, alle opportunità che un incontro imprevisto può creare. Si corre il rischio di sacrificare visite a luoghi non convenzionali raggiunti seguendo una strada alternativa, di perdere la sorpresa di fronte ad un’attrazione non ancora nominata e “consacrata” da occhi altrui e di rinunciare alla fortuita scoperta di un ottimo ristorante che non era tra le stelle Michelin. Insomma si cerca sempre di vedere ciò che è indispensabile vedere, ciò che, se sei stato in quel luogo, non puoi non aver visto…il turista diviene uno spettatore passivo che osserva pezzi di mondo giudicati interessanti e significativi da altri. Si perde il gusto di viaggiare e di osservare il mondo con i propri occhi e si parte con l’obiettivo di collezionare mete turistiche sottoforma di timbri sul passaporto o di foto che siano il più possibile simili a quelle dei cataloghi o delle guide turistiche. Fortunatamente non tutti si accontentano. Ci sono anche viaggiatori che esigono dal turismo esperienze concrete e personali, che non si limitano a vedere solo l’attrazione principale e a mangiare il piatto tipico, ma che sono interessati a scoprire attrazioni non ancora incorniciate e a capire come si preparano le vivande magari direttamente dal cuoco. E’ di questa curiosità, di questo desiderio di conoscere ed esplorare che il turismo del futuro ha bisogno.
Paola Scapin

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