E’ davvero a causa della crisi internazionale che l’Italia sta attraversando questo periodo di recessione turistica? Con questo interrogativo non voglio mettere in discussione il difficile periodo che sta attraversando l’economia mondiale, ma la mia impressione è che fino a qualche anno fa l'Italia ha pensato al turismo come qualcosa di dovuto, il Bel Paese che non ha nessun bisogno di un piano turistico. Negli ultimi 30 anni la domanda turistica è cambiata , ma il nostro Paese è rimasto fermo ed il prodotto turistico che offriamo non risponde nella maniera più adeguata alle richieste. L'ospitalità, che, fin dall’antichità è ritenuta sacra, è carente e non rappresenta più un elemento di punta. L’Italia è ancora in cima alla lista delle destinazioni più ambite dello scenario mondiale e sul nostro territorio si concentra la stragrande maggioranza dei beni culturali tutelati dall’Unesco.
“Pochi paesi possono vantare di elementi attrattivi alla pari dei nostri”, -commenta Nardo Filipetti, presidente del consorzio incoming di Astoi- " quindi i turisti vengono, ma rimangono delusi dai servizi che proponiamo".
Non c'è più il senso dell'ospitalità che avevamo in passato e non c'è più il piacere di offrire un servizio unico, personale e diretto.
L'ospitalità è un fattore umano, Xenia (in greco ξενία, xenía) riassume il concetto dell'ospitalità e dei rapporti tra ospite ed ospitante nel mondo greco antico, della cui civiltà costituiva un aspetto di grande rilievo. La filosofia dell'ospitalità è innanzitutto il rapporto tra due persone, un fattore dove l'Italia ha fatto scuola per anni, mentre ora perde drasticamente terreno.
Oggi il turista ha budget più ridotti, ma non per questo è disposto a rinunciare ai servizi ed alla qualità. Il cliente magari riduce la durata della vacanza ma punta in ogni caso su strutture e servizi che garantiscano un soggiorno di medio-alto livello. Oggi le distanze si sono accorciate e molte destinazioni sono molto più accessibili grazie anche ai voli low cost. Si raggiungono posti che fino a poco tempo fa erano lontani dall'immaginario turistico e che con ingenti piani promozionali si sono posti allo stesso livello dell'Italia. Per questo spesso la scelta cade su destinazioni dove il rapporto qualità prezzo è più equilibrato e dove c'è una maggiore attenzione ai servizi e all'ospitalità. Al momento l’Italia è considerata uno dei paesi più cari dell’area del Mediterraneo, con servizi costosi e carenti.
La concorrenza quindi è diventata spietata perciò non possiamo più continuare a dormire sugli allori. Il turismo è cultura dell’ospitalità e relazione e i cittadini dovrebbero essere messi in migliori condizioni per accogliere i turisti. Secondo Incoming Italia ciò che penalizza il nostro paese è la mancanza di azioni decisive da parte del governo.
Gli altri governi, come Spagna, Egitto, Turchia, Grecia, Nord America e Asia hanno stanziato cifre enormi ed a breve partiranno azioni promozionali massicce sui media.
La speranza è che con la creazione del Ministero del Turismo, che sarà affidato al Sottosegretario Michela Brambilla, le cose per la nostra bella Italia migliorino!
Immacolata Durazzo
martedì 7 aprile 2009
Cultura dell'ospitalità e competitività del turismo
ora 9.57.00 autore alessandro bazzanella
Etichette:
destination management,
ospitalità
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