Dopo più di un anno di lavoro, è stato istituito all’inizio del mese di marzo il nuovo club di prodotto trentino dedicato agli escursionisti. Dolomiti Walking Hotel è la denominazione che le 14 strutture alberghiere “pioniere”, distribuite in vari angoli del Trentino (Val di Fassa, Val di Fiemme, Val di Sole, Val Rendena, Valli Giudicarie e Altopiano della Paganella), hanno voluto dare al nuovo consorzio che le riunisce.
Si tratta di un club di prodotto nato dalle conoscenze ed esperienze decennali degli albergatori, accomunati dalla grande passione per la montagna e la sua scoperta a ritmi lenti, che si rivolge non solo agli escursionisti esperti, ma anche a chi decide di accostarsi alla montagna per la prima volta.
Proprio questa pluriennale esperienza, ha permesso agli albergatori di prendere attentamente in considerazione le richieste e i bisogni degli ospiti escursionisti, per creare un modello di accoglienza e ospitalità comune, che si caratterizza per alcuni elementi essenziali:
- fornitura dell’attrezzatura e delle informazioni sui luoghi da visitare, tutti gli hotel infatti propongono: tre escursioni settimanali da intraprendere secondo diversi ritmi e capacità; consulenza personalizzata per le uscite autonome; una biblioteca di montagna con cartine delle escursioni, guide naturalistiche e libri sulla cultura locale; noleggio di zaini, borracce e bastoncini da trekking; trasferimenti (da/verso aeroporti o stazioni ferroviarie) a tariffe convenzionate;
- proposta quotidiana di menù con piatti tipici e prodotti locali, per permettere all’ospite di conoscere e gustare la cucina tipica trentina;
- presenza dell’albergatore che, in quanto persona di esperienza sul territorio, diventa la chiave per accedere ai tesori che la montagna custodisce, la persona a cui affidarsi per scoprire i segreti, le curiosità e la cultura del Trentino;
- permettere un viaggio alla scoperta del Trentino più autentico, lungo i sentieri e i percorsi più adatti alle capacità di ciascuno, indicando tappe e punti panoramici di rilevanza;
- partecipazione attiva alla conservazione del territorio: oltre a far vivere un’esperienza coinvolgente alla scoperta delle ricchezze naturali del territorio, ogni struttura ricettiva adotta politiche volte sia al risparmio energetico e idrico che alla raccolta differenziata di rifiuti e prodotti non nocivi.
La nascita di questo nuovo club di prodotto, l’undicesimo in Trentino, sottolinea l’importanza delle forme di aggregazione ed innovazione sul territorio, che permettono agli attori locali di fare “sistema”. Del resto, come dice un vecchio proverbio: “L’unione fa la forza”… E chissà che il nome di questo consorzio non sia di buon auspicio e permetta, nel caso in cui le Dolomiti divengano patrimonio dell’umanità UNESCO, di un’espansione di questa esperienza anche a livello sovra regionale.
Patrizia Battisti
lunedì 23 marzo 2009
UN NUOVO CLUB DI PRODOTTO PER IL TRENTINO
ora 9.58.00 autore alessandro bazzanella
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venerdì 20 marzo 2009
TURISMO SOSTENIBILE
Che cos’ il turismo sostenibile?
Il turismo sostenibile viene spesso affiancato al turismo responsabile, per alcuni può significare la stessa cosa, ma il secondo lo possiamo definire un turismo d’incontro che dedica maggior attenzione agli aspetti sociali e culturali dell’attività turistica, mentre “sostenibile” connota un turismo rivolto alla conservazione degli ecosistemi anche se il suo contributo risulta essenziale per lo sviluppo della cooperazione sociale e non solo per la tutela dell’ambiente. Le definizioni sono in continua evoluzione e seguono l'evolversi delle realtà, infatti sta avanzando tra gli studiosi una definizione di seconda generazione del turismo sostenibile, cioè che la sostenibilità venga allargata anche al mantenimento e al recupero della solidarietà tra le diverse generazioni delle comunità ospitanti, affinché la monocultura turistica non disgreghi i valori locali troncando il passaggio dell'eredità culturale.
Quest’introduzione nasce dopo due giorni passati ad analizzare i vari aspetti di questo nuova forma di turismo con Nicole Haeusler, esperta di turismo sostenibile che ha portato in aula una testimonianza diversa di come poter viaggiare responsabilmente.
Durante queste due giornate ci è stato chiesto di analizzare alcuni casi di eco-turismo, tra cui abbiamo scoperto lussuosi eco-resort che si impegnano nel ridurre il più possibile gli impatti negativi sull’ambiente attraverso l’energia rinnovabile, la raccolta dell’acqua piovana per poi riutilizzarla in altre attività, non tutti i giorni il cambio della biancheria nelle stanze e soprattutto un'altra caratteristica quella di puntare ad avere personale locale, precisando l’uguaglianza nei diritti dei dipendenti senza distinzioni di sesso (condizione che in alcuni paesi non avviene).
Un caso interessante è stato “Intrepid Travel”, tour operator australiano che si occupa di viaggi responsabili, per loro viaggiare significa beneficio e rispetto delle popolazioni locali, della cultura e della tutela dell’ambiente. Dal 1989 offrono viaggi sostenibili per ogni categoria di viaggiatori e una varietà di itinerari in tutto il mondo, lavorano con operatori locali in ogni destinazione, si attraversano i paesi con i mezzi di trasporto pubblico e si assaporano le pietanze locali insieme alle comunità stesse. Attraverso la creazione di “Intrepid Foundation”, che è nata con lo scopo di riuscire a migliorare la vita delle comunità delle destinazioni da loro esplorate, sostengono 10 organizzazioni no-profit e più di 30 organizzazioni che si occupano di educazione, di diritti umani, di benessere e assistenza dei bambini…inoltre Intrepid Travel combatte l’emissioni di carbonio con i “Carbon offset trips” sottolineando il suo impegno nella tutela dell’ambiente.
In gran parte del mondo occidentale esistono operatori turistici di vario livello specializzati nell'ecoturismo, in Italia questa nuova idea di organizzare viaggi sostenibili ancora non è molto presente. In alcuni casi, si tratta di operatori che cercano di trarre profitto da questo emergente segmento di mercato nel settore turistico; in altri casi, si tratta di operatori creati esplicitamente a scopo benefico e collegati a gruppi ambientalisti, associazioni di commercio equo e solidale, opere di solidarietà per il Terzo Mondo e così via.
Lo scopo degli operatori del settore dell'ecoturismo dovrebbe essere quello di utilizzare esclusivamente operatori e strutture locali che offrano adeguate garanzie di rispetto dell'ambiente e delle popolazioni locali; inoltre, tali operatori dovrebbero cercare di sensibilizzare i propri clienti rispetto a principi ambientalisti e sociali, chiedendo loro di denunciare eventuali situazioni critiche di degrado ambientale e sociale osservate durante la loro permanenza nei luoghi.
In conclusione in Italia bisognerebbe iniziare imparare di più da realtà come “Intrepid Travel” e cercare di collaborare a rendere anche il turismo, fenomeno contemporaneamente vittima e causa del degrado ambientale e sociale, più solidale con i luoghi che si visitano e perché no, vivere esperienze reali ed integrarsi a popolazioni diverse dalle nostre ed imparare qualcosa che da nessun altra parte potremo mai imparare.
Elisa Lescio
ora 16.18.00 autore alessandro bazzanella
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giovedì 19 marzo 2009
GIA’ FATTO, GIA’ VISTO…
Un’altra mattinata con il nostro terapeuta di fiducia se ne va…Il Dott. Miorandi non ci da risposte, non è un oracolo, non ci consiglia ciò che è bene e ciò che è male; cerca solo di metterci pulci all’orecchio, ci fa pensare che quando si parla di turismo si tirano in ballo questioni delicate. Dai meccanismi dell’immaginario con i suoi filtri percettivi, alla rapidità esagerata che spesso assume l’esperienza di viaggio, dalle relazioni fra ruoli che si creano all’interno delle organizzazioni turistiche, alla convivenza tra culture e a tutto ciò che ne deriva: questo è il turismo…non solo divertimento e drinks di benvenuto! L’organizzazione turistica è composta dall’insieme dei clienti e delle persone che lavorano per fare in modo che le aspettative di questi vengano soddisfatte. Il turismo è teatro: segue dei copioni, degli script, una rigorosa scansione di fasi e transazioni. Dal cameriere, infatti, ci si aspetta che porti sorridendo e riverendo un drink sull’amaca in riva al mare; dal cuoco di un ristorante tipico ci si aspetta che risvegli sapori genuini di antiche ricette popolari; dall’animatore che faccia divertire fino a far scordare la noia mortale del tran tran quotidiano e così via. Una vacanza si riduce ad essere programmata dalla partenza al ritorno, in ogni minimo dettaglio, dal primo fino all’ultimo minuto. Così facendo non si lascia spazio al caso, alla contingenza degli eventi, alle opportunità che un incontro imprevisto può creare. Si corre il rischio di sacrificare visite a luoghi non convenzionali raggiunti seguendo una strada alternativa, di perdere la sorpresa di fronte ad un’attrazione non ancora nominata e “consacrata” da occhi altrui e di rinunciare alla fortuita scoperta di un ottimo ristorante che non era tra le stelle Michelin. Insomma si cerca sempre di vedere ciò che è indispensabile vedere, ciò che, se sei stato in quel luogo, non puoi non aver visto…il turista diviene uno spettatore passivo che osserva pezzi di mondo giudicati interessanti e significativi da altri. Si perde il gusto di viaggiare e di osservare il mondo con i propri occhi e si parte con l’obiettivo di collezionare mete turistiche sottoforma di timbri sul passaporto o di foto che siano il più possibile simili a quelle dei cataloghi o delle guide turistiche. Fortunatamente non tutti si accontentano. Ci sono anche viaggiatori che esigono dal turismo esperienze concrete e personali, che non si limitano a vedere solo l’attrazione principale e a mangiare il piatto tipico, ma che sono interessati a scoprire attrazioni non ancora incorniciate e a capire come si preparano le vivande magari direttamente dal cuoco. E’ di questa curiosità, di questo desiderio di conoscere ed esplorare che il turismo del futuro ha bisogno.
Paola Scapin
ora 19.15.00 autore alessandro bazzanella
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lunedì 16 marzo 2009
Un lavoro nato a MTM
Questo progetto inizia nella pausa caffè delle prime settimane di lezione dell’ormai antico MTM4, quando Sergio dice a Fabio che aveva un’idea per un progetto di comunicazione sulle agenzie di viaggio, e Fabio gli risponde che la sua famiglia ha un’agenzia facente parte di un importante network italiano.
Molte nottate passate a casa di Fabio per affinare il progetto, man mano che le conoscenze del settore aumentavano col progredire delle lezioni del master. Poi ad aprile del 2007 il primo appuntamento coi vertici di Travel Company (www.travelco.it) .
Cuneo è lontana da Trento. Quella mattina si parte alle quattro, e dopo Alessandria i due pensano bene di perdersi per le campagne di Bra, poi una coda interminabile sulla statale. Arrivano appena in tempo per l’esposizione del progetto.
“Mah, potrebbe anche funzionare – dice uno dei due soci di TravelCo – però dovete fare una sperimentazione”. Fabio e Sergio passano l’estate dello stage in Brasile il primo, a Trento il secondo. La sperimentazione viene fatta sull’agenzia dei genitori di Fabio e i contatti procedono via email.
Una newsletter a cadenza mensile ai clienti dell’agenzia. Tutto facile, il difficile arriva dopo. e i risultati ci sono: 5% di redemption. Più del doppio del mailing cartaceo, un punto in più della media realizzata da questo strumento.
I dati della sperimentazione vengono spediti a Cuneo, e per qualche mese tutto tace. Fino a quando un bel giorno Fabio riceve una telefonata. Si parte.
Una newsletter per il clienti finali delle cinquecento agenzie di viaggi del network Travel Company: contenuti in parte standardizzati, ma in buona parte personalizzati sulle caratteristiche di ogni singola agenzia e sulle preferenze di ogni suo cliente. Una newsletter che deve essere spedita a centinaia di migliaia di utenti in tutta Italia.
La complessità è forte. Per la realizzazione del software di gestione Sergio e Fabio si affidano a Etour, web agency di cui è socio Diego Calza loro docente al master di tsm.
Venerdì 27 febbraio il lancio della prima newsletter, poco più di due anni dopo quel caffè di MTM.
ora 9.52.00 autore alessandro bazzanella
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Film e viaggi
E’ iniziata la settimana scorsa l’area di psicologia del turismo con Paolo Miorandi, psicologo e psicoterapeuta che già aveva trascorso con noi i primi due giorni di master, curando il nostro inserimento all’interno del gruppo e della nuova esperienza che avevamo davanti. Le prime tre lezioni ci hanno permesso in di continuare un filone di riflessione già introdotto con l’area di antropologia del turismo. Scopo delle due aree è, infatti, farci osservare i vari fenomeni che ruotano intorno al macro-tema “turismo” con occhi diversi, che non sono quelli dell’economia, della strategia, del marketing, e che ci ricordano che il turismo è fatto soprattutto di persone, mosse da dinamiche sociali e psicologiche svariate, a volte anche complicate, molto spesso ignorate.
Miorandi ci ha mostrato in aula due film che trattano il tema del turismo in modo non consueto e che proprio per questo invitano a riflettere. Il primo è un documentario su un pellegrinaggio a Lourdes su di un treno partito da Napoli. Tramite le immagini, alcune piuttosto forti e toccanti, e gli interventi dei pellegrini, si mostra il lungo viaggio che anziani, malati, uomini di fede e volontari hanno affrontato, con fatica e con disagio, ma anche con la consapevolezza che la vera essenza di ciò che cercano è proprio nella lentezza del procedere sui binari, nella scomodità e nella solidarietà che da ciò scaturisce (non a caso una signora dice “se avessimo preso l’aereo saremmo arrivati in due ore, ma sarebbe stata una gita, non un pellegrinaggio!”). Per queste persone, si tratta di un viaggio di speranza, di guarigione, di rinascita, affrontato senza lo spirito consumistico del mordi e fuggi oggi tanto diffuso. Mi è venuto da pensare che il pellegrinaggio è ciò che oggi più somiglia ai viaggi di una volta, quelli con la V maiuscola, che presumevano un lungo tragitto prima di giungere alla meta e la cui vera essenza non stava solo nel raggiungerla ma nell’intero viaggio, con tutte le incognite, le difficoltà e tutte le possibilità di crescita e arricchimento che questo comporta.
Il secondo film è “Babel”, di Alejandro Gonzalez Inarritu, in cui una coppia di americani va in vacanza in Marocco per risolvere una crisi coniugale e la donna, per una coincidenza fatale, rimane ferita da un colpo di proiettile (partito per gioco dalla canna di fucile di due ragazzini marocchini) che trapassa il finestrino del pullman turistico per entrarle nel collo. Trovandosi in mezzo al nulla, molto distanti dal primo ospedale, la coppia è costretta a chiedere aiuto agli abitanti di un villaggio, dove avverrà quindi un incontro turisti-locali, che in circostanze ordinarie non sarebbe mai avvenuto. Al di là dei vari intrecci di personaggi e di vite anche piuttosto forzati, è interessante vedere in questo film il modo in cui avvengano gli incontri tra le persone, soprattutto durante i viaggi. Incontri che possono essere frutto del caso o del destino, che spesso cambiano semplicemente l’esperienza di viaggio o che possono cambiare anche la vita. Il film sottolinea soprattutto come i normali turisti portino con sé i loro legittimi pregiudizi ovunque vadano, quanto facciano fatica a liberarsene, e nel momento in cui avviene il dramma, scatta anche il cambiamento di prospettiva per gli interessati: non c’è più distanza tra turista e locale, ci sono solo uomini uguali tra loro, che da una parte sono in seria difficoltà e dall’altra prestano aiuto e solidarietà. Gli altri turisti del gruppo, scocciati dal contrattempo, premono per ripartire, perché temono che quegli stessi locali ospitali e innocui possano far loro del male. Sono rimasti turisti, non sono stati spinti dalle circostanze a mettersi in discussione.
Mettendo a confronto i due film vedo un filo conduttore che li accomuna: persone in difficoltà che durante il viaggio, per forza di cose, vivono un’esperienza che li mette alla prova ma comunque li cambia, sicuramente li arricchisce.
Perché invece quando va tutto bene si fa tanta fatica a cambiare ottica?
Laura Baggio
ora 9.11.00 autore alessandro bazzanella
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venerdì 13 marzo 2009
TURISMO POSTMODERNO
Una lezione in compagnia di Miorandi porta sempre nuove idee e nuovi spunti di riflessione. Difficile dunque non riflettere sul ruolo giocato dall’immaginario all’interno del processo decisionale del turista contemporaneo.
Figlio di un istintivo desiderio di visita di luoghi “diversi”, di conoscenza del lontano, dell’altrove, il turismo si è sempre nutrito di rappresentazioni geografiche, di immagini del mondo ed oggi, grazie ad un’industria del turismo capace di utilizzare i più moderni strumenti di comunicazione di massa, si nutre soprattutto di immagini turistiche. Queste immagini, spesso estranee alla realtà e costruite attorno all’immaginario turistico e ai suoi archetipi, hanno ridisegnato le mappe mentali dell’ “homo turisticus” modificandone sia la visione del mondo, sia, a mio modo di vedere, modificando il mondo stesso.
… è ancora possibile effettuare una distinzione tra spazi (e immagini) turistici e spazi culturali?
La geografia definisce questa sovrapposizione di spazi reali e immaginari tra loro incoerenti “spazi postmoderni”; veri e propri collage estranei ad una logica temporale, sterilizzati, dove le forme, il “linguaggio” e l’identità non sono espressioni dirette del contesto bensì figli del mercato internazionale e di una cultura sempre più frammentata e cangente.
Centri commerciali, parchi tematici, villaggi vacanza, Las Vegas, Dubay, ecc.. la loro caratteristica principale è sempre quella di ambire all’esaustività, all’immediatezza, all’essere rassicuranti. Uno spazio turistico postmoderno offre paesaggi costruiti a “misura di foto”, facilmente riconoscibili dal turista grazie alla presenza di particolari stereotipati, capaci di attrarlo e di confermarne le aspettative.
Nel turismo moderno l’identità di un luogo è valorizzata e proiettata in immagini strumentali al mercato della domanda; nel turismo postmoderno il cuore del processo di produzione turistica e di elaborazione del prodotto risiede invece nella volontà di ricostruire l’altrove e le sue immagini turistiche in ambiti artificiali. Se il marketing è riuscito a convincere e a mettere il cliente nella condizione di poter comperare esperienze ed emozioni parte del merito è infatti da attribuire alla capacità che questi luoghi (o come direbbe M. Augé, “non-luoghi”) hanno di ridurre il gap percettivo del turista: non esistono infatti grandi differenze tra le immagini e le aspettative promesse ed illustrate dai veicoli pubblicitari e la reale percezione che il turista avrà nel corso della vacanza.
Da un punto di vista culturale ed antropologico l’evoluzione dello spazio turistico ha assunto una nuova importanza: per questo ritengo che l’analisi degli spazi turistici sia un terreno strategico su cui gli enti turistici pubblici devono focalizzare l’attenzione domandandosi quale ruolo avrà in futuro la tipicità di un luogo rispetto alla sua vocazione turistica e cercando di capire in anticipo quali siano le azioni opportune a salvaguardare l’identità culturale di un territorio, mantenendone comunque alto il livello di appeal turistico necessario a competere sul mercato.
Forse la risposta non c’è e per competere ci si dovrà allineare al trend sociale dominante
(anche se qualcuno parla già di pseudo-modernismo!), tuttavia, sospendendo ogni giudizio inerente alla bontà o meno del turismo postmoderno, ammetto il timore che un giorno si passi, senza rendersene conto, dalla presenza di circoscritti non-luoghi in un mondo fatto di luoghi, alla presenza di circoscritti luoghi all’interno di un unico “non-luogo globale”..
Tommaso Peduzzi
ora 16.04.00 autore alessandro bazzanella
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La Ryan"AIR" si paga??
Ma in realtà tutto ebbe inizio quando Tony Ryan cominciò a lavorare nella compagnia Air Lingus e dopo qualche anno passato in grande carriera, il futuro imprenditore fondò una società (Gpa-Guinnes Peat Aviation) che gli permette con gli anni di diventare l’uomo più ricco d’Irlanda. Ed è così che nel 1985, grazie al lavoro di Michael Ryan, tutti i 4 fratelli decisero di fondare Ryanair. Michael Ryan, fratello di Tony, detto anche ‘Kell‘ è tutt’ora considerato uno dei più grandi esperti di aviazione e turismo, accoppiata vincente per l’andamento di Ryanair. Il merito del successo della compagnia aerea low cost più famosa in Europa non è solo del suo fondatore, ma del suo amministratore delegato, Michael O’ Leary, chiamato dallo stesso Tony Ryan nel 1994 per cercare di sollevare la compagnia dal fallimento certo. Non avendo la possibilità di sfruttare i grandi aeroporti costosi della Gran Bretagna, Ryanair comincia a usufruire dei più piccoli aeroporti decisamente molto meno costosi come ad esempio l’aeroporto di Stansted. Gli anni passano, il turismo si trasforma e le destinazioni turistiche aumentano fino a quando nel 2007 la compagnia raggiunge il suo primato riuscendo a trasportare ben 50 mila passeggeri in 26 paesi con 741 tratte tutte low cost.
L’obiettivo di questo post non è dare ulteriore lode alla Ryanair, che nel bene o nel male si fa sempre sentire, bensì riflettere sul fatto che ultimamente il genio O’Leary si sta inventando di tutto pur di far pagare ai passeggeri ulteriori tasse al di fuori del biglietto aereo. Le notizie si trovano facilmente su http://www.travelblog.it/, un sito che nasce nel luglio 2005 all’interno del network Blogo.it e fornisce a tutti gli appassionati di turismo informazioni aggiornate dei vari avvenimenti del Mondo, collegandosi direttamente alla fonte della notizia.
La più “simpatica”, se vogliamo chiamarla così e la più conosciuta è il bagno a pagamento a bordo degli aerei Ryanair (sterlina o euro??). Ricapitolando: dopo la tassa sulla valigia (che automaticamente per un bagaglio l’importo è di 30 euro!), il pagamento di 10 euro a kilo se per sbaglio hai messo due paia di mutande in più in valigia, i panini in busta e le bibite a prezzo elevato a bordo, è arrivata con nostra gioia l’ora di pagare tutte le volte che vogliamo fare pipì! Grazie Ryanair! Se tutti la pensano come me, prima di prendere l’aereo si passa per il bagno minimo tre volte, anche per l’ultima goccia di acqua bevuta prima di andare la seconda volta. Purtroppo non si è fatto a tempo ad indovinare cosa ci farà pagare ancora Ryanair che è uscito un articolo nel sito che annuncia il pagamento del check-in on line a regime graduale prevedendo tre fasi. La prima fase, a partire dal 19 marzo 2009, prevede che i clienti che scelgono il check-in on line e che viaggiano con i soli bagagli a mano continueranno a godere di questo servizio gratuito, mentre sarà applicata una tariffa di £5/€5 a persona per il check-in on line ai passeggeri che viaggiano con il bagaglio da stivare; i clienti che desiderano usare il check-in dell’aeroporto saranno invece tassati di una tariffa di £10/€10 a persona al momento della prenotazione. Il 1 maggio 2009 si entrerà nella seconda fase e le nuove prenotazioni richiederanno di utilizzare il check-in on line, con una tariffa di £5/€5 a persona, fatta eccezione per le tariffe promozionali. Chi vorrà continuare a utilizzare i banchi di accettazione in aeroporto dovrà pagare £20/€20 per persona. E la terza fase? Lascio a voi il piacere di cercalo tra gli articoli di travelblog ed internet! E per concludere.. L’ARIA DI RYANAIR SARA’ A PAGAMENTO??
Laura Gianninò

Michael O’Leary… QUESTA FOTO BASTA PER CAPIRE! VIVA LA FANTASIA!
ora 9.21.00 autore alessandro bazzanella
mercoledì 11 marzo 2009
LA NUOVA SFIDA DI “TURISTI PER CASO .IT”: Slow Tour- L’Italia senza benzina”.
La settimana scorsa, guardando la televisione, la mia attenzione è stata catturata dallo spot pubblicitario di una nuova rivista (quella di marzo è la terza edizione): “Turisti per caso magazine”. Incuriosita,il giorno seguente, sono uscita di casa intenzionata ad acquistarla....ma purtroppo la gentile edicolante ha messo subito fine alle mie intenzioni di sfogliare quelle pagine patinate, dicendomi che il prodotto era terminato, e così è stato nelle 5 edicole che ho visitato in seguito. Rassegnata al mio destino, ho deciso di consultare internet per sapere qualcosa di più sulla rivista, ed ho scoperto che è un mensile di viaggi “fatta dai turisti per i turisti” , curato dalla redazione che già realizzava i video e si occupava del sito reso celebre dalla coppia Susy Blady – Patrizio Roversi.
Curiosando qua e là per il sito, sono incappata in una delle nuove iniziative lanciate dalla famosa coppia :“Slow Tour- L’Italia senza benzina”, progetto ampio e destinato ad arricchirsi lungo il tragitto. La “mission” che turistipercaso.it vuole perseguire, è quella di promuovere uno slow tour all’italiana, che possa individuare percorsi da fare a piedi, in bicicletta, a cavallo, con mezzi elettrici o a metano, in barca o in treno, rigorosamente con mezzi ecologici!!
Gli stessi promotori dell’iniziativa motivano il progetto con queste parole:
"Sono 15 anni che giriamo il mondo e sappiamo bene, per esperienza, che l’Italia è il mondo: un mondo di luoghi da scoprire e riscoprire […].Oltretutto le nuove tendenze del turismo indicano in modo inequivocabile che la domanda si rivolge sempre di più in direzione di viaggi brevi e a “filiera corta”; per motivi ecologici, economici, legati alla sicurezza.Si tratta di tracciare una serie di itinerari, legati alle Province italiane, per raccontare percorsi "alternativi" rispetto alle grandi direttive (più che direzioni) del turismo di massa .Ogni singolo percorso, ogni segmento di viaggio, potrà avere la durata di tre giorni, un week end, massimo una settimana; perché ciò che sembra mancare è la promozione di un turismo “piccolo”, maneggevole, che allunghi la classica "stagione" e possa svincolarsi dalla logica delle ferie per svilupparsi autonomamente anche durante l’anno .Lo Slow Tour vuole costituire una sorta di Guida Ragionata del Turista, per trasformarlo in un Viaggiatore Consapevole che finalmente sa decidere cosa vuol vedere, mangiare, comprare […].
Con questa iniziativa si cerca un antidoto al turismo mordi e fuggi che lascia ben poco dietro di sé, è un progetto che induce a rallentare ed a fruire delle pieghe dell’offerta turistica diffusa.
Leggendo la “mission” dell’iniziativa, e dopo aver lavorato mesi sul progetto laboratorio studio testi ”globale/ locale : il recupero del locale come fattore di competitività globale” mi chiedo se il recupero del locale, della tradizione, della lentezza e della riscoperta del genuino possano definire un nuovo trend turistico, e se sì, come valorizzare al meglio questo trend per renderlo un vero fattore di competitività per una destinazione.
Elisabetta Carfora
ora 11.04.00 autore alessandro bazzanella
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venerdì 6 marzo 2009
Turismo degli eventi aggregativi
Settimana intensa per MTM6, un vero e proprio bombardamento d’informazioni.
Dopo le due giornate intensive con il dottor Josep Ejarque, che ci ha fatto prendere coscienza di quella che è la dura realtà, ci è stato introdotto un mondo molto affascinante: l’organizzazione di eventi. Per affrontare quest’argomento, si sono alternati in aula il professor Francesco Di Cesare (Presidente di Risposte Turismo e Responsabile Marketing della Biennale di Venezia) e il dottor Bruno Bertero (Responsabile dell’area Accoglienza e Gestione grandi eventi per la Turismo FVG).
L’evento è lo strumento di destination management a disposizione dei territori per il raggiungimento di obiettivi che possono essere di svariato tipo. L’evento attiva l’economia, l’indotto economico e occupazionale, genera coesione a livello sociale e contribuisce alla realizzazione di un sistema sul territorio; inoltre grazie al “turismo degli eventi aggregativi”, permette a destagionalizzazione delle destinazioni. Con “turismi degli eventi aggregativi” si intende il turismo legato ad occasioni particolari che possono ripetersi o essere uniche , con una precisa collocazione geografica e temporale. Un primo caso di sviluppo della destinazione è rappresentato da eventi che permettono alle realtà minori di emergere sul mercato come destinazione turistica grazie alla propria forza e le proprie attrattive. Ne sono chiari esempi: Mantova e il suo “Festival della Letteratura”, Perugia e in generale l’Umbria con il festival “Umbria Jazz” e Sanremo con il “Festival della Canzone Italiana”.
Un altro caso può essere il riposizionamento di una destinazione con identità già nota sul mercato: una nuova veste, un nuovo target di riferimento, una nuova percezione. Un esempio che mi ha colpito molto riguarda la città di Miami; è passata da luogo del “buen retiro” per gli anziani a capitale della musica dance elettronica e del divertimento, grazie alla manifestazione “Winter Music Conference” (raduno dei maggiori Dj del mondo).
Grazie alle preziose testimonianze e agli esempi riportati si possono distinguere tre termini che spesso sono utilizzati indistintamente: evento,manifestazione e animazione locale.
La distinzione è fatta in base ai fruitori dello spettacolo: l’evento permette lo sviluppo di flussi turistici autonomi, la manifestazione rappresenta l’embrione per costruire un evento radicato nel territorio, un intrattenimento per il turista che è sul territorio e infine l’animazione locale che è una proposta per il residente. Questa differenziazione deve essere il punto di partenza dell’approccio organizzativo per potersi coniugare con il territorio e sfruttare in modo adeguato le risorse.
Questo è solo un assaggio delle tematiche sviluppate in aula, che hanno invece toccato: classificazione,soggetti coinvolti,evento e promozione, fasi organizzative, impatti sul territorio, gestione della logistica, relazioni nell’organizzazione.
Stella Pedrazzini
ora 11.40.00 autore alessandro bazzanella
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giovedì 5 marzo 2009
TECNOLOGIA… DA PAURA!
3 marzo 2009, prima lezione di Diego Calzà sulla progettazione partecipata dei sistemi di comunicazione web nel turismo: mi si è aperto un mondo. Tecnologia pura, che arriva a plasmare ed influenzare la dimensione reale del sociale, dove gli utenti sono i veri protagonisti nella generazione di contenuti tanto che si arriva a parlare di “giornalismo fatto dagli utenti”, “marketing della conversazione”, “costruzione partecipata del prodotto”. In Finlandia, un genio italiano, Giulio Jacucci, ha creato il city wall, un muro interattivo fatto di immagini che puoi maneggiare a tuo piacimento…pura fantascienza, per me che ho scoperto quest’anno che gli articoli che si scrivono sul blog si chiamano post... Grandi passi avanti per il mondo….ma a discapito di cosa? Faccio viaggiare la mente, e provo ad immaginarmi il 2100: secondo me si sarà riusciti a lavorare sul cervello in modo da renderne compatibile una parte con un micro chip carico di sapere, su cui sono memorizzate tutte le cose che ci occorrono e la conoscenza sarà PER tutti, ma non sarà DI nessuno. Che fine farà saper studiare, la storia, Dante, imparare ad individuare i luoghi su un mappamondo e tutto il resto? Oh, sia chiaro…se succede non potrò pretendere i diritti ma almeno voglio il riconoscimento della maternità dell’idea! Perché secondo me si arriverà a questo, o almeno è quello che ho visto nei miei viaggi mentali. E questo cosa centra col turismo? Beh ragazzi, se funzionerà il micro chip allora potremo fare un viaggio trovandoci in una tridimensione che ci farà vivere i luoghi lontani da casa, diventando noi stessi avatar, ma il tutto avverrà dal nostro divano. Addio viaggi, addio mete e trasporti, addio professioni turistiche! Poi torno alla realtà…tranquilli tutti, è solo tanta immaginazione, questo non avverrà mai! L’odore di computer e di tecnologia non avrà la meglio sull’esperienza vera, reale, concreta. Speriamo! Ciao, torno a viaggiare!!
Ps: Ottimo!! Paolo Miorandi, docente di psicologia del turismo, ci ha appena fatto vedere delle immagini di paesaggi mozza fiato…peccato che siano inesistenti e creati al computer da un programma chiamato Terragen!!! Inizio a preoccuparmi…
Clara Giacomelli
ora 17.08.00 autore alessandro bazzanella
mercoledì 4 marzo 2009
Cinque province, un territorio: le Dolomiti
Sebbene siano stati interessanti anche alcuni passaggi discussi dalla parte di rappresentanza politica, credo che gli elementi argomentati nei tre interventi che ho cercato riportare possano essere motivo di spunto per chi, come noi di Mtm, sta cercando di studiare il turismo con l’ausilio di tante discipline e chiavi di lettura diverse. E al di là delle questioni politiche, degli interessi, dei discorsi legati alla convenienza del sostenere la candidatura delle Dolomiti, dei contributi, dei benefici in termini di immagine…credo proprio che le questioni della sostenibilità, della consapevolezza e della responsabilità verso l’ambiente e le popolazioni, in questo caso, dovrebbero essere dei principi indiscutibili. Speriamo che si lavori davvero per questo. Lo stesso auspicio è di Luigi Casanova, esponente di Mountain Wilderness Italia (http://www.mountainwilderness.it/), il quale, in una breve intervista rilasciatami a conclusione dell’incontro di Cortina, mi ha spiegato che il movimento ambientalista di cui fa parte è più che favorevole alla candidatura, anche perché l’avevano proposta loro stessi già nel 1993 (assieme a Legambiente e SOS Dolomites), a patto che si realizzino certi obiettivi. Principalmente questi sono tre: la possibilità di partecipazione e coinvolgimento all’interno dell’intero progetto, una coerenza tra obiettivi ed azioni che rimanga entro quei limiti ampiamente argomentati anche da Annibale Salsa, e infine un’attivazione immediata per far diventare le Dolomiti anche patrimonio culturale, in virtù di quelle popolazioni che con la loro lingua, stile di vita, usi e tradizioni contribuiscono, assieme all’aspetto naturale, a rendere le Dolomiti un posto unico al mondo.
ora 15.51.00 autore alessandro bazzanella
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tecnologie al servizio della ricerca turistica
presentiamo di seguito un articolo che appararirà a breve sulla rivista dell'Università di Trento, a proposito di una ricerca compiuta dal gruppo di lavoro Etourism, di cui fa parte anche il direttore del nostro master, Umberto Martini.
Etourism è composto da studiosi impegnati su diversi settori disciplinari quali tourism management, marketing, environmental economics, computer sciences and statistics, e oltre all’attività scientifica sviluppa numerosi progetti di ricerca applicata, oltre che forntire supporto metodologico al nostro master.
"Martedì 17 febbraio sono stati presentati dal gruppo di ricerca eTourism i risultati del progetto di ricerca RFID for Festival, nell’ambito della tavola rotonda moderata da Enrico Franco a cui sono intervenuti il Comune di Trento, ente promotore della ricerca, Giuseppe Laterza, organizzatore del Festival dell’Economia e Egidio Bonapace e Maurizio Nichetti, Presidente e direttore artistico del FilmFestival della Montagna.
Il progetto è stato realizzato all’interno della predisposizione del Piano di Politica Turistica del Comune di Trento dal gruppo di ricerca eTourism. Il progetto RFID for Festival, coordinato dalle professoresse Mariangela Franch e Luisa Mich e implementato da Serena Barbera e Nicola Zeni, si è avvalso della collaborazione di due attori locali: l’Azienda per il Turismo di Trento, Monte Bondone e Valle dei Laghi per la parte logistica e della software house Algorab per la parte tecnologica.
Obiettivo della ricerca è stata la valutazione dell’impatto economico sulla città di Trento dei suoi due Festival principali. Partendo dalla raccolta di dati, acquisti mediante tecnologia RFID, di fruizione dell’offerta culturale, gastronomica e commerciale della città da parte dei partecipanti ai Festival, sono stati stimati gli effetti economici complessivi, diretti, indiretti e indotti, della spesa dei partecipanti. Al fine di valutare la sostenibilità economica degli eventi, sono stati computati anche gli effetti delle spese sostenute dagli organizzatori.
I comportamenti di consumo sono stati rilevati su un campione di 700 partecipanti (284 FilmFestival della Montagna e 416 Festival dell’Economia), con il supporto della tecnologia elettronica RFID di tipo passivo, che ha consentito di leggere i dati raccolti nella card consegnata ai partecipanti (Figura 1) e di rintracciarne gli spostamenti e i passaggi nei 48 luoghi culturali – enogastronomici e commerciali – identificati come rilevanti per la valutazione e dotati della tecnologia necessaria per “leggere” la card (Figura 2).
L’utilizzo della tecnologia RFID a supporto dell’analisi di impatto economico di un evento culturale è innovativa e per la prima volta in Italia la ricerca ne ha sperimentato con successo l’applicazione. Il valore aggiunto della tecnologia risiede nella possibilità di rilevare i reali comportamenti di consumo dei partecipanti e non le intenzioni dichiarate in un questionario (strumento abitualmente utilizzato per la stima della spesa non solo a Trento, ma anche a Mantova, Modena e per altri eventi culturali), e nella possibilità di quantificare correttamente la consistenza dei turisti che hanno effettivamente utilizzato i servizi.
I risultati della ricerca hanno evidenziato la forza di attrazione turistica dei due Festival. Entrambi hanno saputo creare un elevato tasso di fidelizzazione riuscendo al contempo a richiamare un buon numero di turisti neofiti (il 29% del campione in entrambi i casi). I Festival hanno permesso la fruizione delle diverse offerte, prevalentemente di quella enogastronomica, e hanno dimostrato di generare ricadute positive sul territorio producendo un impatto totale – diretto, indiretto e indotto di partecipanti e organizzatori – che ha generato, rispetto all’investimento iniziale degli organizzatori, un moltiplicatore di spesa pari a 2,6 (FilmFestival) e 2,3 (Festival dell’Economia).
A fronte di un auspicato miglioramento della fruizione dell’offerta culturale e commerciale della città, il risultato conferma l’importanza strategica degli investimenti orientati alla valorizzazione degli eventi culturali per lo sviluppo economico della città"
ora 15.02.00 autore sergiolucci
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martedì 3 marzo 2009
SUSTAINABLE TOURISM IN BRITAIN…
La settimana scorsa stavo navigando su Internet per cercare un weekend low cost a Londra, quando sono capitata sul sito ufficiale dell’Ente Nazionale Britannico per il Turismo (http://www.visitbritain.com/) e girando qua e là ho trovato una sezione dedicata al turismo sostenibile che ho giudicato molto interessante.
VisitBritain sta lavorando con l’organizzazione Green Tourism Business Scheme (GTBS), l’ente nazionale addetto alla valutazione delle attività che si sono candidate come sostenibili turisticamente. Le azioni del GTBS sono mirate, oltre che alla tutela dell’ambiente stesso, anche alla comunità locale sia dal punto di vista economico che da quello culturale. Inoltre ha un occhio di riguardo per il turista perché punta molto all’esperienza del viaggio e al soddisfacimento delle sue richieste.
Le attività che incontrano gli standard richiesti dal GTBS ricevono un riconoscimento “bronzo”, “argento” o “oro” in base al livello raggiunto. Le aree su cui viene giudicata un’attività riguardano la gestione e il marketing, il coinvolgimento e la comunicazione sociale, l’energia, l’acqua, gli acquisti, gli sprechi, il patrimonio e l’innovazione sia naturale che culturale.
VisitBritain mette a disposizione degli utenti un motore di ricerca per trovare gli alloggi, gli eventi e le attrazioni che in Gran Bretagna sono state certificate come sostenibili e che quindi contribuiscono attivamente allo sviluppo di un turismo responsabile. Qualsiasi attività che sia stata riconosciuta come sostenibile deve provvedere a mettere in pratica le iniziative che comportino benefici all’ambiente e al turismo. Molte di queste iniziative possono essere svolte dietro le quinte come ad esempio usare caldaie a risparmio energetico o riciclare l’acqua, ma i gestori degli alloggi sostenibili sono anche in grado di dare informazioni sulle attività sostenibili presenti nelle vicinanze, su dove assaggiare e acquistare i prodotti locali e come organizzare una giornata senza auto.
Tanto di cappello quindi alla Gran Bretagna che si sta muovendo attivamente per la promozione della sostenibilità, registrando oltre 30 milioni di turisti stranieri all’anno. Si può optare facilmente per viaggi responsabili e controbilanciare così gli effetti che la vacanza può avere sull’ambiente, basta solo cercare!
Caterina Bricolo
ora 11.40.00 autore alessandro bazzanella
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